21/11/2022
PARITÀ DI GENERE A PARTIRE DALLE IMPRESE

La parità di genere è un obiettivo che richiede un cambiamento culturale e una presa di coscienza delle difficoltà quotidiane del conciliare vita privata e quella lavorativa. Questa considerazione ha portato Assimoco e Confcooperative a commissionare uno studio, per indagare l’attuale posizionamento del ruolo femminile nell’ambito dell’economia e le potenzialità non ancora sfruttate rispetto al contributo che la donna potrebbe dare allo sviluppo del Paese.

La ricerca, condotta da Ermeneia, ha avuto come obiettivo quello di indagare le criticità che i tre target femminili della compagnia Assimoco, ossia le collaboratrici, le donne agenti e le clienti, trovano sul loro percorso quotidiano.

L’indagine ha messo in evidenza che l’infrastrutturazione sociale diffusa e accessibile (asili nido, scuole a tempo pieno, servizi di assistenza) costituisce la risposta prioritaria per rimuovere l’ostacolo maggiore dell’occupazione femminile e promuovere lavoro stabile e continuativo, attualmente ancora frenati dalla mancata possibilità di conciliare vita lavorativa e vita privata. Strumenti fondamentali, peraltro, a favorire “il pieno sviluppo” delle cittadine e dei cittadini del futuro.

La fotografia della parità di genere è stata riassunta in dieci punti.

1) “Trovare lavoro è un duro lavoro per le donne”. In Italia e in Europa, il tasso di occupazione femminile è inferiore rispetto a quello maschile (nel dicembre 2021 era il 67,6% per gli uomini e il 50,5% per le donne). Inoltre, diecimila posti di lavoro sono stati persi nel dicembre 2020 di cui 2mila occupati da uomini e 99mila occupati da donne.

2) Il cammino verso l’uguaglianza salariale procede a passo lento, e in Italia, nel settore privato, è ancor più lontano dalla meta rispetto alla media europea (17,7% il Gender Pay Gap nel settore privato in Italia nel 2018 rispetto al 15,3% Gender Pay Gap in UE28).

3) Un sistema educativo fragile può portare a un futuro altrettanto delicato. Le cause principali: l’inadeguatezza della strumentazione scolastica; un impegno troppo oneroso richiesto alle famiglie e la mancanza di accesso a Internet e di competenze digitali diffuse.

4) Il lavoro domestico e quello di cura, sono ancora di responsabilità delle donne (62,6%), limitando le loro possibilità di occupazione e carriera. In Europa, il 92% delle donne svolge un lavoro di cura in famiglia non pagato più volte alla settimana rispetto al 68% degli uomini nella stessa situazione.

5) Disparità retributiva al momento della pensione. Le donne percepiscono una pensione del 36,1% inferiore rispetto a quella degli uomini. Il 66,3% delle donne non superava i 1.500 euro mensili nel 2019.

6) Il numero di donne è in crescita sia tra i politici sia tra i dirigenti dei settori dell’industria e dei servizi (il 35% è la percentuale di presenza femminile in Parlamento alle elezioni del 2018. Il 19,8% è invece la percentuale di dirigenti donne nel settore dell’industria nel 2019).

7) L’Italia è al 14° posto dell’Italia rispetto ai Paesi UE27 nell’indice sull’uguaglianza di genere del 2020 (ovvero 4,2 punti percentuali al di sotto della media europea).

8) L’importanza del welfare aziendale (il 77,8% dei lavoratori lo apprezza; l’87,2% degli human resources ritiene che il welfare aziendale sia uno strumento importante per le imprese sul fronte della coesione interna e della reputazione).

9) Le imprese “rosa” incontrano spesso una serie di difficoltà nell’accesso al credito. Tuttavia, lo studio ha rilevato che sono aumentate del 2,9% le imprese al femminile nei 5 anni precedenti l’arrivo della pandemia; mentre sono cresciute dello 0,3% le imprese al maschile.

10) La parità di genere non è “solo” un diritto costituzionale, ma anche un’importante leva di sviluppo economico.

La parità occupazionale e salariale tra uomini e donne comporterebbe un aumento del Pil, riducendo allo stesso tempo il costo dovuto al sottoutilizzo delle competenze delle donne (l’analisi ha rilevato una crescita del 20% del Pil se venisse colmato il divario occupazionale tra uomini e donne; mentre, un aumento tra lo 0,8% e l’1,5% del Pil pro capite stimato per il 2030 con il raggiungimento dell’uguaglianza di genere”.

newsletter nr. 2 parità di genere