16/01/2023
UN FUTURO DA TENERE SOTTO CONTROLLO

I segnali di rallentamento congiunturale, effetto del caro energia e materie prime, delle incertezze geopolitiche, del balzo dell’inflazione e del conseguente rialzo dei tassi di interesse da parte delle Banche centrali rendono urgente monitorare attentamente, e preventivamente, la situazione del credito alle imprese.

Importante la disponibilità dichiarata dalle banche, in particolare dal Credito Cooperativo, di offrire finanziamenti alle imprese, per sostenere sia la liquidità compromessa dall’eccezionale rincaro delle bollette energetiche, sia per non arrestarne i necessari progetti di investimento in nuove tecnologie. I rappresentanti della Banche di Credito Cooperativo del Veneto (Banca della Marca, Centromarca, BCC Patavina, Pordenone-Monsile, Prealpi, Terre Venete) e di alcuni istituti nazionali (BNL, Banco BPM, Crédit Agricole, Intesa Sanpaolo, MPS, Unicredit) hanno incontrato i vertici di Assindustria Venetocentro per un esame della situazione economica e finanziaria regionale.

Qual è il quadro? In generale, a detta degli imprenditori, “il sistema bancario nel suo insieme conferma una buona qualità del credito, che non rileva in questo momento un incremento significativo delle sofferenze. Nel breve termine nessuna banca dà segnali di voler cambiare politica creditizia o preoccupazioni in vista di imminenti strette. È una situazione migliore di quella registrata in precedenti occasioni di crisi, grazie al fatto che le imprese l’hanno affrontata meglio preparate: più strutturate, più capitalizzate e certamente molto più consapevoli dell’importanza di una gestione finanziaria avanzata. Le banche, tuttavia, segnalano che negli ultimi mesi sta rallentando la domanda di credito per investimenti, a favore di esigenze di contingenza e di circolante, certamente effetto della situazione contingente.

Questo trova conferma anche nell’indagine congiunturale trimestrale di Assindustria, che denota una minore crescita degli investimenti rispetto ai trimestri precedenti. Sotto il profilo creditizio regna una certa preoccupazione riconducibile – sempre secondo gli imprenditori - principalmente a due fattori: l’impennata del costo del credito e la fine dell’insieme di strumenti previsti dal quadro normativo di favore che ha reso possibile l‘accesso al credito degli ultimi tre anni, soprattutto nel canale bancario. Le conseguenze di questi “ritorni alla normalità” andranno ben monitorate.

L’indagine congiunturale sul terzo trimestre 2022 di Assindustria Venetocentro, conferma anche che al momento non si ravvisa l’acuirsi di tensioni sul fronte della liquidità aziendale o dell’accesso al credito, mentre si rilevano i primi evidenti effetti del rialzo dei tassi sul costo del credito, indicato in aumento da metà delle imprese e che nel 2023 avrà sicuramente ripercussioni molto importanti sui bilanci. I prossimi due trimestri sono percepiti nel complesso in graduale indebolimento, con una crescita ancora ridimensionata rispetto ai trimestri precedenti. «I dati congiunturali confermano il rallentamento ma anche la tenuta del nostro sistema industrial. – ha dichiarato Leopoldo Destro, Presidente di Assindustria Venetocentro -I prossimi mesi si annunciano complessi, e dobbiamo essere attenti ad ogni segnale di difficoltà anche sul fronte del credito. Dobbiamo continuare a ribadire che la trasparenza nel dialogo banca-impresa è sempre più essenziale: la comunicazione costante e di qualità è fondamentale per creare fiducia. È interesse reciproco evitare situazioni di crisi quando queste possono invece essere gestite con strumenti opportuni se intercettate per tempo.

Le banche ci confermano che oltre ai dati storici e quantitativi, oggi sempre più chiedono alle aziende di ricevere informazioni qualitative, rilevanti ai fini dei loro processi creditizi. Fra tutte, le più importanti sono quelle sui fattori di sostenibilità ESG e la possibilità di vedere un piano prospettico, questo ultimo fondamentale per trasferire la visione dell’azienda sul proprio futuro. Su questi temi sappiamo che c’è ancora molto lavoro da fare, anche in chiave culturale, per superare convinzioni consolidate”.