24/02/2023
DIVENTARE SOCI, SCEGLIERE UN PROGETTO

Talora si può compiere una scelta senza cedere alla tentazione del calcolo, della fredda valutazione di costi e vantaggi, dell’opportunità dettata essenzialmente da motivi personali. Lo si fa, soltanto perché lo si ritiene giusto, magari guardando prevalentemente al futuro e a un interesse più, ampio, allargato, come quello della comunità di appartenenza. Capita. Per fortuna, perché ciò significa che abbiamo ancora la capacità di uscire dalla logica dello scambio di convenienze, del tornaconto solo personale, per abbracciare una prospettiva che vada oltre, che guardi a ciò che è giusto, più che a quello che è vantaggioso.

Oggi, diventare soci del Credito Cooperativo per molti aspetti è anche questo: un’opzione fondata su ciò in cui si crede, un contributo a valori radicati nel tempo (lontano) della nostra gente, ma ancora attuali e vivi, anche se praticati e perseguiti con modalità spesso inedite e differenti.

“Una volta, quando divenni socio della Cassa Rurale, come mio padre e mio, zio ci conoscevamo tutti…”. “Un tempo, essere iscritti alla Banca di Credito Cooperativo voleva dire partecipare attivamente alla scelte e alla vita della banca….”. “Anni fa ci si si incontrava, magari in occasione dell’assemblea annuale, si andava in gita assieme, si condividevano tanti momenti….”. “Una volta, una volta, una volta….”. Vero, ma proprio una volta, in un tempo passato, che oggi non esiste più.

Perché è diverso far parte di una comunità di 2-3mila soggetti rispetto a una di 10-20mila, differente vivere tutti all’ombra dello stesso campanile o di quelli della parrocchie vicine, dal far parte di un territorio grande quasi come una provincia se non addirittura di più. Come non si può certo paragonare l’attività e la gestione di una banca, che spesso doveva rispondere soltanto a se stessa (o agli organi di controllo nazionali), con una che invece è inserita a pieno titolo in un gruppo bancario nazionale, con riferimenti, talora stringenti, alla governance europea.

Insomma essere socio di una BCC, oggi, è molto diverso da un tempo. Sono cambiati i numeri, i territori, il modo di operare; inevitabilmente sono mutate le motivazioni e anche il vissuto della compagine sociale di quella che un tempo era soltanto una Cassa Rutale, ma che oggi è una banca presente a pieno titolo e a pari dignità nell’ampio contesto e nel panorama degli istituti di credito.

Il nuovo direttore di BCC Patavina, Andrea Bologna, come ne ha spiegato nel momento in cui, poche settimane fa, ha assunto il governo di BCC Patavina non ha dubbi: “Diventare soci è ancora una scelta importante e responsabile. Che forse va fatta in maniera un po’ diversa dalle motivazioni di un tempo. Una volta esser socio voleva dire far parte di un sodalizio locale, che tutelava e garantiva la comunità di casa. Oggi si tratta soprattutto di affiancare e condividere, se non proprio sposare, un progetto, un modo di essere istituto di credito. Divento socio perché questa Banca è impegnata per il bene comune, mio e della “mia gente”, un riferimento, a prescindere dalle dimensioni. Inoltre far parte della compagine sociale vuol dire voler dare continuità e stabilità alla relazione”.

Parole che non lasciano scampo e fugano ogni dubbio, soprattutto inchiodano a una responsabilità: quella di uscire dal proprio individualistico particolare e di abbracciare una visione più ampia e condivisa della vita. Un’opzione forse meno semplice e scontata di un tempo, in cui è utile, anzi necessario, essere adeguati alle incombenze del momento che stiamo vivendo, nella convinzione chiara che difficoltà, ma anche opportunità, possono essere affrontate meglio soltanto partecipando e vivendole insieme. Da soci, appunto.